Dimagrire, ma con testa: gli errori da non commettere

Parola d’ordine, dimagrire: la maggior parte delle persone che si affaccia per la prima volta al mondo del fitness ha lo scopo primario di perdere peso e “tonificare”. Di per sé quest’ultimo termine ha poco senso perché alla base della tanto agognata tonificazione vi è l’ipertrofia, adattamento (a lungo termine) muscolare che rende le fibre muscolari più grosse rispetto al periodo precedente l’allenamento.

Ma ciò che denota in maniera più marcata la voglia di dimagrire delle persone è senza dubbio il mercato sempre più florido degli integratori alimentari, i quali spaziano dai prodotti detox ai classici “brucia grassi”, che promettono cambiamenti drastici in pochissimo tempo; ed è proprio il tempo una delle variabili più importanti da considerare all’interno di un processo che dovrebbe portare a perdere peso. La comunità scientifica consiglia di non perdere più di un kg a settimana per dare al cervello il tempo di adattarsi al calo ponderale, in quanto è proprio in quest’organo (per la precisione nell’ipotalamo) che risiede il famoso “fat point”: senza eccedere in tecnicismi, il nostro cervello negli anni si abitua a un determinato peso e tanto più velocemente si allontana da questo, tanto più celermente cerca di ristabilirlo. Se volete una motivazione al famoso effetto “yo-yo” da tanti esperito, troverete nel fat point una delle risposte con più fondamento scientifico: parafrasando il concetto per renderlo ulteriormente semplificato, più rapidamente il peso scende maggiori saranno le probabilità di riprenderlo, spesso con gli interessi.

Di diete ve ne sono a bizzeffe, da quelle più di moda che hanno durata annuale a quelle maggiormente radicate che vanno sotto la macro categoria “low carb-high protein”, passando per diete non riconosciute dal mondo scientifico come quella dei gruppi sanguigni o la dieta Lemme (che tra l’altro sconsiglia l’esercizio fisico).

In letteratura vi sono diversi studi che correlano tra loro le varie diete, cercando di valutarne pregi e difetti ma soprattutto la loro efficacia nel lungo termine; la grossa falla è che pochi studi si spingono oltre l’anno, range temporale non abbastanza lungo da decretarne la bontà o meno di qualsivoglia terapia alimentare, in quanto servirebbero almeno tre anni.

Il dato interessante che emerge da queste analisi comparative 1-2-3, è che a prescindere dalla dieta seguita ciò che risulta fondamentale per perdere peso è creare un deficit calorico; il motivo per cui tutte le diete nel breve termine funzionano si basa proprio su questo presupposto, non si può calare di peso senza deficit energetico, ossia inserendo meno calorie dagli alimenti rispetto alla richiesta metabolica.

In questo articolo non entrerò delle tante sfaccettature inerenti il metabolismo, ma preme fare una considerazione fondamentale: affinché il piano alimentare abbia successo nel lungo termine, è di enorme importanza inserire almeno tre sedute settimanali di esercizio fisico, abbinando al classico lavoro aerobico (corsa) allenamento contro resistenza (pesi), con lo scopo di mantenere o meglio incrementare la massa magra. Le probabilità di riprendere peso si riducono drasticamente se alla dieta si associa un regolare esercizio fisico, ben calibrato per intensità e volume.

Il problema alla base delle diete fortemente restrittive o difficilmente gestibili nella quotidianità (vedi dieta a zona) è la scarsa aderenza nel tempo, che porta inevitabilmente la persona ad un’alimentazione similare a quella di sempre, benché abbia anche avuto nel breve termine un calo ponderale. Tempo e motivazione sono i due integratori migliori per dimagrire: in fondo penso che tutti noi siamo consapevoli di quali siano i cibi più calorici, quelli che dovremmo fortemente ridurre non solo per le ripercussioni che potrebbero avere sul versante estetico ma anche e soprattutto su quello salutistico. Ma si predilige la strada più corta, quella che porta verso l’acquisto di fantomatici integratori dalle caratteristiche miracolose oppure a dar credito alla dieta del momento spinta dai social e dai media, privi però entrambi di crediti scientifici e (spesso) di basi razionali.

Articoli correlati:

Cellulite, è possibile prevenirla?

Dal rimodellamento del contorno del volto alla rinoplastica non chirurgica: cinque delle procedure estetiche più trendy del 2020.

Medicina estetica, la novità è il Microbotox

Uovo morbido, fave, cacio e pepe.

Pesto di fave. Una ricetta fresca e saporita.